26/08/2010
Gegé Lamagna sul Pakistan
Rawalpindi, 17 agosto 2010
Carissimi,
Diversi di voi ci hanno chiesto qualche notizia sulla grave situazione delle alluvioni che hanno afflitto il Pakistan durante questo mese di agosto. E’ un grande dolore per il Paese e questo popolo che ha molto sofferto in questi anni.
A parte i gravi problemi che affliggono in maniera cronica il Pakistan, di cui sarete più o meno a conoscenza, una delle difficoltà che in genere si incontra è la mancanza di acqua, essenziale per l'agricoltura (un quarto dell'economia pakistana) e per l'elettricità. L'anno scorso per esempio i monsoni non sono quasi arrivati e non ha praticamente piovuto. Quest'anno invece le piogge monsoniche sono state molto intense e costanti. Le acque, non trovando sbocchi sufficienti hanno creato delle piene improvvise distruggendo tutto quello che incontravano sul cammino.
http://www.youtube.com/watch?v=uyv1NoPl28E (in inglese)
In Pakistan la gente è ormai abituata alle tragedie e alle difficoltà (solo per ricordare le ultime: il catastrofico terremoto del 2005 con circa 75 mila morti; i 220 attentati suicidi negli ultimi 3 anni con 3500 vittime e migliaia di feriti; la guerra dei militari nel 2009 per contrastare l'avanzata dei Talibani in alcune valli di montagna con il conseguente esodo di 2 milioni di persone; la mancanza di elettricità diverse ore al giorno; l'alta inflazione che colpisce soprattutto i più poveri, instabilità politica ed economica, ecc.)
Tuttavia questo disastro naturale è forse il maggiore di tutti, almeno come dimensioni e persone coinvolte. Vi scrivo alcune statistiche per darvi un'idea della gravità della situazione: nei primi giorni delle alluvioni vi sono state circa 1600 vittime. Poi le piogge sono cessate e la situazione è un pochino migliorata, però sono circa 4 milioni le persone che hanno dovuto abbandonare le loro case per salvare la propria vita. Molti hanno perso tutto quello che avevano, compresa la casa. Altri hanno conservato la casa ma l'acqua ha fatto marcire tutte le suppellettili. Le Nazioni Unite parlano di 20 milioni di persone coinvolte, circa il 12% dell'intera popolazione del Paese, e stimano la distruzione causata da queste inondazioni hanno superato le devastazioni dello tsunami (2004), del terremoto in Pakistan (2005) e di quello di Haiti (2010) messi insieme.
Nei primi giorni di alluvioni sono crollati 91 ponti, molti chilometri di strada, 893 mila case distrutte o gravemente danneggiate, alberghi crollati perché situati nei pressi del fiume. 700 mila ettari di coltivazioni sono andati distrutti, e così pure l’80% delle riserve di cibo e l’80% del bestiame da allevamento è morto. Le comunicazioni sono pertanto difficili, si stima che circa 6 milioni di persone non sono state ancora raggiunte dagli aiuti perché gli elicotteri a disposizione non sono sufficienti.
Si è ora molto preoccupati per la sorte di 3 milioni e mezzo di bambini: se non avranno presto accesso ad acqua potabile e medicine, si rischiano delle gravi epidemie che colpiranno soprattutto i più piccoli. In particolare in una situazione come questa si teme molto il colera.
Le acque intanto stanno scendendo verso sud, lungo i 1200 chilometri dell'Indo che sfocia a Karachi, per buttarsi nell'Oceano Indiano. Ogni giorno la piena delle acque avanza e ha ormai allagato centinaia di villaggi. Alcune difese sono state preparate, ma spesso la forza dell'acqua è tale che le dighe o le barriere si rivelano insufficienti.
Per chi desidera informazioni più dettagliate si può vedere Reliefweb.int (in inglese)
http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/doc106?OpenForm&r...
Da parte nostra cerchiamo di fare quello che ci è possibile per alleviare le grandi sofferenze di queste persone. Adulti e giovani della comunità del focolare hanno potuto portare aiuto a 381 famiglie cristiane e musulmane che ora sono alloggiate in alcune scuole cristiane di Risalpur, sotto l'amministrazione dei militari. Abbiamo portato generi di prima necessità che non avevano ancora ricevuto (come latte in polvere, spazzolini da denti, secchi, lenzuola e asciugamani, libri per i bambini, ecc.) e le persone erano molto contente di ricevere questi aiuti e avevano tanta gratitudine. Nonostante le difficoltà le persone non erano abbattute e mantenevano la speranza.
Per noi è stata un'esperienza molto bella. I giovani con i loro amici erano felici di aver potuto fare qualcosa per queste persone nel bisogno e ringraziavano di averli chiamati a collaborare. Avevamo già una certa esperienza per l’aiuto portato alle persone terremotate nel 2005 e 2006, però sappiamo bene che si incontrano sempre molti problemi per organizzare questi aiuti. Invece sembrava che ogni difficoltà si sciogliesse, che tutte le porte si aprissero (per esempio si sono ottenuti subito i permessi dalle autorità, ci hanno lasciato entrare nel campo per la distribuzione, e ciò in genere è molto difficile per ragioni di sicurezza). Dato che c’erano 81 famiglie in più rispetto al previsto, considerando i soldi disponibili, abbiamo pensato di diminuire la quota prevista per ciascuna famiglia così da poter fare arrivare a tutti qualcosa, e abbiamo deciso di non comperare i contenitori per l’acqua. Con nostra sorpresa (anche se ormai siamo abituati all’intervento quotidiano della provvidenza) quando siamo arrivati al campo abbiamo visto che una nota ditta di telecomunicazioni aveva appena inviato un camion di (indovinate?)… contenitori per l’acqua. Con gioia ci siamo accorti che quel giorno era la festa di Maria Assunta.
Incontrando le persone al campo, le famiglie vicine ci hanno indicato una famiglia cristiana che era veramente addolorata e triste. La loro figlia di 12 anni, Mishba, era stata operata di un tumore al cervello circa due settimane prima. La famiglia era molto povera e non aveva potuto permettersi di farle le cure adatte perché le iniezioni erano molto care. La situazione era molto grave, Mishba era in uno stato comatoso, e ora, a causa del duro esodo per scampare all’alluvione e delle condizioni igienico–sanitarie del campo si trovava in grave pericolo di vita. Tutti si sono sentiti coinvolti, e nel giro di qualche giorno è stato possibile portarla in un ospedale tenuto dalle Suore Luterane a Rawalpindi dove sarà curata molto bene. Non sappiamo se ce la farà a sopravvivere date le sue gravi condizioni, e chiediamo le vostre preghiere anche per lei.
Ora cercheremo di valutare quello che ci è possibile fare, ma stiamo pensando di unire le nostre forze con la Nunziatura Apostolica e la Diocesi di Islamabad–Rawalpindi per il momento successivo all’emergenza, quando si dovrà pensare a costruire delle casette o ad aiutare queste famiglie che hanno perso tutto a ritornare nei loro villaggi.
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Intanto, per quanto potremo e secondo gli aiuti finanziari che arriveranno, cercheremo di far arrivare degli aiuti di emergenza alle persone nei campi che ne hanno estremo bisogno.
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CONTO INTESTATO A: P.A.M.O.M. FONDO MONDO UNITO INDIRIZZO BANCA: INTESA SAN PAOLO FILIALE DI GROTTAFERRATA VIA DELLE SORGENTI, 128 00046 GROTTAFERRATA (ROMA) ITALIA CODICE IBAN PER TRANSAZIONI NAZIONALI E INTERNAZIONALI IBAN IT04 M030 6939 1401 0000 0640 100 BIC BCITITMM |
Molti ci hanno chiesto come fare arrivare degli aiuti. Per chi lo desidera potete usare i conti correnti bancari della Segreteria Centrale dei Giovani per un Mondo Unito che sono riportati sopra.
12:48 Scritto da: caputo55 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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